Il Mare

La Riviera Catanese:
dal Simeto all'Alcantara

 

1simeto1

 

2simeto2

 

3simeto_ct_N

 

4simeto4

 

PlayaEtna

 

8castello_normanno

 

10isola_lachea

 

11Faraglioni

 

timpa2

 

14fondachello2

 

15alcantara4_294x280

 

17alcantara5_210x280

 

16alcantara3

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

Un litorale di 70 km, la cui varietà è sorprendente. Non la stiamo vendendo. Seguiteci: dalla Serra del Re nei Nebrodi, ricevuta l’acqua del torrente Saracena, il Simeto scorre per un centinaio di chilometri e sfocia nello Jonio, dodici chilometri a sud di Catania. Dalla foce al porto di Catania si allunga una striscia sabbiosa di quasi 9 chilometri.

La foce del Simeto, con i suoi laghetti naturali, le sue anse, i suoi acquitrini, è sede protetta di uccelli migratori e stanziali. Il paesaggio è incontaminato, con le sue ampie distese di sabbia dorata, le sue dune e il suo mare trasparentissimo. E’ questo l’ultimo tratto - raggiungibile in auto e poi a piedi - della Plaja, il litorale sabbioso dove i catanesi amano prendere i bagni di mare e di sole. L’arenile, ben servito da mezzi di trasporto pubblici, è costellato di impianti turistici, di numerosi stabilimenti balneari, con spiagge libere e villaggi turistici assai confortevoli

A pochi metri dalla battigia si notano vecchi pescatori, immersi fino al tronco, scandagliare, coll’ingegnu (un rastrello a triangolo con una rete), il basso fondale alla cerca di cozze, meglio, telline. Da mangiare crude e...assapori lo Jonio.
Alle spalle, si allarga una ampia zona di verde, 338.000 mq.di boschetto di pini, il boschetto della Plaja.La spiaggia di sabbia si conclude allo scalo del porto centrale di Catania da cui prende il via la scogliera lavica che dal porto alla stazione ferroviaria si chiama Armisi.
Svettano ancora le ottocentesche ciminiere della straordinaria stagione zolfifera della Sicilia che aveva assegnato a Catania l’attività di trasformazione dello zolfo e il ruolo di Manchester isolana.
Accucciato ai piedi delle ciminiere di antico vanto, dal mare si nota un "cutulisciu" gigantesco, un enorme ciottolo, rotondeggiante e levigato dal mare, nero di lava: archeologia industriale di riuso e salvaguardia delle memorie antiche, di effimeri primati economici d’un tempo, e, contestualmente, un omaggio al mare e all’Etna, voluto dall’architetto Giacomo Leone nella costruzione del Centro Culturale Fieristico di Viale Africa.
Superata quest’unica gemma di archeologia industriale a Catania, si vedono snodarsi lidi balneari sugli scogli che dalla Piazza Europa portano a S.Giovanni li Cuti, un vecchio borgo marinaro, con una spiaggetta di sabbia nera e di ciottoli lavici tra scogli.
Poi, superata la scogliera nera del Rotolo, il villaggio di pescatori di Ognina, una volta il porto naturale (porto Ulisse per Plinio) della città di Catania. Vi fanno sosta natanti da diporto e flotta peschereccia attrezzata per la pesca del pesce azzurro di cui ogni anno si organizza la sagra.
L’acqua di mare di Ognina alimentava un tipo di alghe che attraevano, come pastura, gamberi imperiali e castagnole brune. Non bisogna disperare dei tempi moderni: con fortuna e pazienza si può in qualche tratto tentare il colpo grosso.

Da Ognina su un mare colore cobalto, salutati i resti cinquecenteschi della torretta d’avvistamento, l’occhio attento ad una teoria di sette grotte incavate sulla costa, si intravvede la sagoma alta del castello, turrito e merlato, di Aci, una fortezza normanna eretta nel 1076 su una rocca imprendibile, fatta di un ammasso di grossi globi basaltici, a picco sul mare, oggi sede del locale museo civico, custode di una ricca raccolta mineralogica, fra l’altro.
La leggenda narra del giovane pastore di Aci, innamorato della ninfa Galatea, rifugiatosi nel castello dalla furia di Polifemo che, comunque, riuscì ad abbattere il rivale fortunato. Nettuno, dio del mare, mosso a tenerezza dalla vicenda, trasformò il corpo di Aci in un ruscello che finiva la sua corsa in Galatea, tramutata in mare.
Più in là a nord di Acicastello, di fronte ad Acitrezza de "I Malavoglia" di Giovanni verga e de "La terra trema" di Luchino Visconti, una traccia dell’Odissea, del viaggio di ritorno a Itaca di Ulisse, dell’ira del ciclope Polifemo: i faraglioni o isole dei ciclopi, a corona o a seguire l’isola Lachea o di Aci, riserva naturalistica di grande interesse geologico e naturalistico.
Il mare è un incanto, i suoi fondali una meraviglia per la pescosità e per la varietà di specie vegetali, di alghe, di spugne e di coralli.
Ancora in ottimo stato, costruita con materiale lavico nella seconda metà del Cinquecento si presenta la torre del faro o di Sant’Anna, seguita e infastidita all’attività di avvistamento e di sparo da un torrione capitozzato, la torre vecchia. Un torrione di difesa, nunzio di Capomulini, altra magnifica località balneare, disseminata, come tutta la costa fino all’Alcantara, di trattorie, ristorantini sul mare, con cozze, ricci, e frutti di mare che spadroneggiano sulle tavole imbandite.

Catania è la regina del Barocco sullo Jonio, Acireale, a 15 chilometri dal capoluogo, è la principessa-reggente, che regalmente sta adagiata, affacciandosi sul mare, sopra una terrazza di lava, a precipizio.
Dal mare quella terrazza sale come Timpa verdissima, costone roccioso che si specchia su un tratto purissimo di acqua jonica: una parete di antica lava poggiata su un acquoreo piedistallo, un ciuffo di macchia mediterranea, immerso a trarre alimento, nel mare.
E’ una ripida scarpata oltre 140 metri sul mare parallela alla linea di costa lunga 7 km, che inizia da Capomulini, per la "timpa di don Masi", quella di Santa Caterina, di Santa Maria la Scala oltre Santa Tecla. Sedimenti di almeno due cicli eruttivi, e macchia mediterranea a lentisco, bagolaro, euforbia, olivastro e carrubo.
Una sorgente di acqua ferruginosa colora di rancio le lave guidando ad una caletta dinnanzi alla quale sostano imbarcazioni da diporto.
Una cattedrale di lava sul mare che nasconde addossati o emergenti i bastioni della seicentesca fortezza del Tocco, confusi con i terrazzamenti di pietrame lavico.
Estasi pura da cui riprendersi per risollevarsi alla vista di Santa Maria la Scala, un piccolo centro di pescatori, raccolto attorno ad una chiesetta seicentesca, ai piedi della Timpa. Una volta porto per naviglio numeroso che veniva da Trapani e da Malta o da Lipari, porto e fortezza di cui restano tracce.
Piccoli posti, grandi piaceri: Santa Tecla, nome non cristiano ma arabo Sciant Tagla (luogo di approdo) con i resti di una torre; e poi Scillichenti, Stazzo con i ruderi del vecchio porto mercantile dove si imbarcava la pietra lavica per i mercati extra-isolani, Pozzillo porto e fonte di acqua minerale ricchissima di sali.
Piccole località marinare che si inseguono sulla costa per completare le stazioni, ad alta e qualificata ricettività alberghiera, della Riviera dei Ciclopi ed introdurre le spiagge alte di Archirafi, disseminata di scogli rotondeggianti. E’ mare di Riposto con Torre aragoste: lo suggeriscono le nasse che si vedono qua e là, davanti alle porte.
Riposto - perché vi si riponeva il carico delle navi in attesa di salpare verso i mercati internazionali - ha una spiaggia ghiaiosa ed una vocazione a diventare porto turistico da piccolo cantiere navale e da grande porto commerciale che era e da cui si esportavano carichi di vino ed agrumi, e, poi, anche di zolfo.
Dopo quello catanese lo si ritiene il più grande porto della riviera jonica: un approdo concretamente futuribile per il turismo nautico che voglia indirizzarsi a Taormina e all’Alcantara, per farne il porto dell’Etna, dal mare alla neve, tra vigneti, agrumeti, frutteti e terreni lavici.
Per i bagni di mare c’è una graziosa spiaggia libera, quella di S. Anna.
La spiaggia di Fondachello, ricca di campeggi, poi, la foce del fiume Freddo con la sua eccezionale vegetazione sommersa, e, quindi, la marina di Cottone, anch’essa dotata di campeggi e seguita dal litorale di Calatabiano impreziosito da una residenza fortificata, detta castello di S. Marco (opera realizzata alla fine del Seicento), immersa nel verde di una ricca ed improbabile pineta che ospita un camping, marino ed agroturistico: gli ultimi avamposti rivieraschi della costa etnea prima di giungere alle gole dell’Alcantara, tutto da bere e da risalire.